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Storia in pillole

1993
nasce la sezione di arrampicata sportiva dell’Olimpic Club in Via Pacinotti
1994
patentino federale per tre istruttori (Eric, Paolo e Serena)
1996
si innaugura la parete di “Domio”, alta quasi otto metri
1997
l’Olympic Rock di Trieste, l’Istrice di Ravenna,l’Equilibrium di Modena, il PGS di Bologna e il Climber’s Club di Foggia danno vita al primo Trofeo dell’Adriatico riservato agli under 14
1998
l’Olympic Rock organizza a Trieste una tappa di Coppa Europa Giovanile con l’aiuto degli Enti Locali
2001
alla presenza e con la benedizione delle autorità politiche e del CONI cittadino, parte ufficialmente l’avventura del PALAROCK

 

Nell’autunno del 1992 due ragazzi entrarono nella piccola palestra “Olimpic Club” del signor Bruno Fabris, famoso allenatore di boxe e poeta triestino, scesero sul parquet a visionare i muri e chiesero all’insegnante lì presente: “Non è che si potrebbero attaccare sulle pareti alcuni pannelli per arrampicare?” Date le circostanze, l’idea non si rivelò malvagia. Il titolare, infatti, aveva già cercato di affidare la palestra all’insegnante e quest’ultima, che era appena tornata da Bruxelles, aveva visto una palestra di arrampicata indoor.

Ma come arrivarono a Trieste dei pannelli di resina per poter arrampicare? Nell’ottobre del 1992, in occasione della grande manifestazione nella fiera campionaria di Trieste “-1000 + 8000”, Eric Milcovich vide dei pannelli lavorati con prese colorate, che ricalcavano la superficie della roccia e gli appigli per muoversi…gli venne spontanea l’idea di comprare i pannelli per poter arrampicare anche quando le condizioni atmosferiche non lo permettono ma, soprattutto, per poter insegnare ai bambini delle scuole uno “sport” nuovo.

Così, nel gennaio 1993, nacque la sezione di arrampicata sportiva dell’Olimpic Club per volontà di alcuni ragazzi appassionati di arrampicata: Desi Peracca, Eric Milcovich e Paolo Iesu. Tutti e tre coinvolsero ben presto l’insegnante di educazione fisica, che si unì infine al gruppetto: Serena Annese.

In Italia in quel periodo non c’erano tanti punti di riferimento per poter conoscere in profondità questa nuova disciplina sportiva. L’insegnante si diede perciò da fare per approfondire l’argomento ed iniziò a proporre l’attività ai bambini delle sue classi durante le ore di educazione motoria, e fu un successo! Partì una vera e propria sperimentazione: al mattino a scuola e al pomeriggio nella palestra attrezzata. I risultati di questo lavoro, in collaborazione anche con pochi altri centri italiani, portarono nel 1998 al riconoscimento, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Arrampicata Sportiva come attività curricolare nei programmi dell’Educazione Fisica e Motoria.

Iniziò a concretizzarsi un’idea di Eric: educare e formare i giovanissimi.

In quegli anni si diffuse nell’ambiente dell’arrampicata, che a Trieste era rivolta soprattutto allo scalare in montagna, l’esigenza di migliorare le proprie capacità. Questa derivava dal fatto che c’erano già state delle competizioni in cui venivano invitati i più forti “climbers” del mondo come gli americani, i francesi e i tedeschi. Essi portarono con sé un bagaglio notevole di capacità tecniche, fisiche e ”umane”, e fecero prendere improvvisamente coscienza di un nuovo sport che si stava codificando.

Rimangono infatti nella storia dell’arrampicata sportiva le prime gare in Europa: Lo Sport Roccia di Bardonecchia del 1985 e di Arco del 1986 (a quest’ultima prese parte anche Eric).
Ne conseguì che si spostò l’attenzione verso la ricerca di estreme difficoltà sulla roccia ma in modo diverso: bisognava essere sicuri e ben allenati; non più situazioni imprevedibili come in montagna ma falesie ben attrezzate ove dare il meglio di sé da un punto di vista prettamente sportivo.
La Francia pubblicò un libro sul modo di attrezzare le pareti di roccia in modo sicuro, a prova di volo, e contemporaneamente si sviluppò l’abitudine di mantenersi in allenamento anche nei mesi invernali, costruendo dei pannelli sui quali continuare a muoversi.

Iniziò a prendere forma un significato leggermente diverso di arrampicata, intesa come gesto atletico eseguito “pulito”, in sicurezza, piuttosto che “arrivare alla cima con qualsivoglia modalità”.

Eric, Desi e Paolo avevano già avuto esperienze di montagna e di avventure senza corda (talvolta andate male) che lasciarono ben presto il posto ad una nuova avventura nella dimensione verticale protetta.

Inizio così un’incessante attività da laboratorio.
La “palestrina” accoglieva giovanissimi, giovani universitari, adulti neofiti e adulti esperti, tutti con esigenze diverse. Bisognava quindi approfondire le competenze per migliorare l’iniziativa. L’insegnante continuava ad osservare e analizzare ogni singolo gesto di una disciplina che ormai era entrata in una palestra e che, quindi, doveva essere codificata con fondamentali e tecniche evolute. Ma rimaneva purtroppo ancora un lavoro a titolo personale, senza possibilità di confronto.

1994
Un giorno del mese di maggio, in una falesia locale, capitò di incontrare un altro insegnante che, guarda caso, aveva anche discusso la tesi in arrampicata, e che già era rappresentante della federazione nella nostra regione. Si venne a sapere che la Federazione Italiana di Arrampicata Sportiva faceva dei corsi per futuri istruttori: quale migliore occasione per uscire dall’oasi triestina e confrontarsi con altre realtà…

1995
Così Eric, Paolo, Desi e Serena si iscrissero alle selezioni per istruttore societario.

La Federazione aveva la sede a Torino ed il suo presidente era Andrea Mellano, ideatore anche del “Palavela”. Il Palavela è il palazzo dello sport di Torino per antonomasia, dove si sono tenuti anche i mondiali di atletica indoor. Esso purtroppo, per un lungo periodo, rimase in uno stato di semi abbandono e, siccome di spazio lì dentro ce n’era parecchio, fu costruita un’“enorme” struttura di arrampicata per dare continuità agli arrampicatori della zona. Lì dentro si potevano trovare enormi placche di granito per poter affrontare le difficoltà delle “Occidentali”, oppure dei piani appoggiati in tartan ove usare le piccozze, o dei lunghi camini in cemento armato, ma anche dei pannelli verticali e strapiombanti per l’attività sportiva. Il tutto era lungo circa 70 metri e alto 25 ma era comunque una goccia nel mare del Palevela perché avanzava posto per la pista di atletica, per 2 campi da pallamano, per tribune e zone espositive.

Quando i quattro ragazzi dell’Olimpic vi misero piede, rimasero un po’ stupiti dell’attrezzatura messa a disposizione per arrampicare, ma soprattutto si resero conto di quanto la loro Trieste vivesse distaccata da una realtà sportiva già affermata.

Da quell’esperienza torinese tornarono tre istruttori patentati (Eric, Paolo e Serena), con tanta voglia di riscattare Trieste, per molte cose all’avanguardia, ma che in questo caso rimaneva al palo. Continuarono l’attività sociale sotto un altro punto di vista: far crescere un movimento sportivo sicuro sotto la responsabilità di una Federazione che aveva come finalità la ragione SPORTIVA e la promozione. Per Eric e Serena fu uno stimolo rassicurante poter continuare a vivere in un ambiente che era sempre stato loro familiare e poter elaborare le esperienze sportive raccolte in più di trent’anni di agonismo in diverse discipline. Per Paolo e Desi invece rappresentò una motivazione a dare modernità ad un ambiente, quello triestino, che avevano già fotografato nella loro guida appena edita: “Arrampicata Sportiva a Trieste”. Alla guida collaborò anche Sergio, il fotografo, un altro ragazzo esperto dell’ambiente e che in seguito offrì il suo genio creativo all’Associazione.

In poco tempo crebbe il numero dei soci e le cose da fare si moltiplicarono. La piccola palestra di via Pacinotti divenne sempre più stretta. Si cominciò a cercare un sito migliore: più grande ma soprattutto più ALTO. Allora le gare di arrampicata tendevano verso la cima, anzi il TOP, e per questo era essenziale l’uso della corda per salire. I quattro metri scarsi dell’Olimpic Club erano pochi e per chi voleva allenarsi non era proprio l’ideale. Era come per un nuotatore allenarsi sui 100 metri in una vasca di venti metri e compiere quattro virate prima di toccare il bordo…

1996
A Trieste il problema palestre si è sempre sentito, vista la quantità di discipline olimpiche presenti nel territorio. Chi avrebbe potuto ospitare una palestra di arrampicata che invadeva il campo di basket, di pallavolo o altro?
Serena si ricordò della palestra di una scuola dove aveva insegnato nel comune di S.Dorligo, Eric si dedicò alle relazioni pubbliche con la preside del circolo e si cambiò palestra.
A dirlo sembrava facile ma…ci si accorse ben presto che cosa significava smontare tutti i pannelli e rimontarli da un’altra parte, senza invadere il campo di basket o di pallavolo! Si contattò un ingegnere di Padova, tale Minetto (arrampicatore anche lui), per costruire una solida intelaiatura sulla quale attaccare i pannelli a prova di volo, progettati per “incorniciare” il canestro senza disturbare il campo di gioco…
In meno di due settimane (rischiando l’osso del collo su un ponteggio traballante, Eric e Paolo stavano per dire addio al loro sogno…) la struttura fu pronta: la parete di “Domio”, alta quasi otto metri, ospitava otto “vie” più o meno strapiombanti, alle quali si aggiunsero due tetti. Sulle pareti della palestra, inoltre, furono attaccati due grandi pannelli di allenamento a inclinazione variabile, con relativi materassoni.
La conseguenza fu che i soci si moltiplicarono, l’attività agonistica prese una piega fondamentale, il vivaio crebbe, nacquero le prime collaborazioni scolastiche, i corsi rivolti agli adulti furono sempre più richiesti e la sezione ginnastica sempre ben nutrita.
Si cominciò a girare l’Italia per far partecipare i ragazzini alle prime gare di difficoltà organizzate soprattutto a Bologna dal PGS WELCOME, a Ravenna dall’ISTRICE e a Modena dall’EQUILIBRIUM. Torino, per fortuna, aveva smesso di organizzare i campionati giovanili ai quali avevamo già preso parte nel 1994.

1997
E l’Olympic, divenuto “Rock”, con la sua comparsa nel territorio nazionale fece sentire una gran volontà di costruire qualcosa che all’interno della Federazione mancava: l’attività giovanile. Fu quasi immediata la proposta di istituire un ”campionato” per i ragazzini sotto i quattordici anni e così l’Olympic Rock di Trieste, l’Istrice di Ravenna ,l’Equilibrium di Modena , il PGS di Bologna e il Climber’s Club di Foggia diedero vita nel 1997 al primo Trofeo dell’Adriatico riservato agli under 14.
Anche la palestra di Domio ospitò una tappa delle gare per i giovanissimi ed il sindaco di allora apprezzò il fatto di apparire in rete con una scuola del suo Comune. Ma non fu l’unico sindaco presente ad una gara di arrampicata di bambini: lo “staff” Olympic, i giudici ed i rappresentati federali non si scorderanno mai il giorno delle elezioni a Trieste in cui il signor sindaco Riccardo Illy passò un bel pò di tempo a guardare i piccoli atleti salire sulle pareti artificiali. La presenza della massima autorità cittadina ci diede una grande forza, il Sindaco volle conoscerci tutti e con le sue affabili ed umili parole ci rese più maturi per affrontare un percorso denso di buoni propositi ma che doveva essere consolidato.
Eric, da buon presidente, diede inizio ad una serie sistematica di strategie politiche che portarono l’Associazione a farsi notare non solo in campo nazionale ma anche internazionale. Si assunse la responsabilità di promuovere l’attività della nazionale italiana giovanile durante il circuito della Coppa Europa che fino ad allora era riservato a pochi eletti cosa che non dava alcun impulso al miglioramento di tante giovani promesse italiane.
Convocò una dozzina di giovani speranze, coinvolse Serena e partirono tutti insieme per Bolzano, Dortmund, Chozen e Parma.
Allora non ci furono molti finalisti tra di loro ma oggi, gennaio 2004, si possono trovare i loro nomi sulle migliori riviste, e quando capita di incontrarli ti riempiono di gioia perché riconoscono la fiducia che gli è stata data.
Fu così che Eric osservò le strutture degli altri, l’organizzazione che ci doveva essere per affrontare i circuiti di gara; Serena osservò gli atleti in gara (i francesi e i tedeschi erano dei mostri per essere così giovani!), si confrontò con gli allenatori cercando di carpirne qualche segreto giacché, allora, non c’era niente che riguardasse la metodologia dell’allenamento per l’arrampicata e gli allenatori si guardavano bene dal rendere noti i propri metodi.
Eric conobbe i responsabili internazionali e venne a conoscenza del fatto che gli Enti Locali erogavano contributi per manifestazioni sportive.

1998
La logica conseguenza di ciò fu che, nel 1998, l’Olympic Rock organizzò a Trieste una tappa di E.Y.C., ovvero la Coppa Europa Giovanile, con l’aiuto degli Enti Locali.
L’Olympic, all’ingresso dell’Ippodromo in occasione dello Sport Show, diventò molto visibile con una struttura alta quattordici metri con tre ali arrampicabili. La presenza del pubblico fu notevole e i ventiquattro ragazzi dello staff fecero dei turni per assicurare, a tutti quelli che lo desideravano, un’arrampicata sulla struttura.

1999
Le attività agonistiche si fecero sentire e si raccolsero piazzamenti in molte categorie giovanili, i corsi, le gite, le falesie, le scuole… La palestra di Domio stava cominciando a diventare anch’essa un po’ strettina, le attività continuarono a ritmo sostenuto fino all’inizio dell’estate del 2000, quando si decise di trovare un nuovo sito dove poter aumentare la superficie arrampicabile con nuove strutture.

2000
Il team Olympic, ormai abituato a lavorare in situazioni verticali, tolse tutta l’attrezzatura dalle pareti della palestra di Domio, non senza pericoli: Eric, in cima alla struttura, svitò gli ancoraggi sui quali era legato e si stampò letteralmente al suolo, lasciando l’impronta dei suoi denti nel tartan. I presenti non seppero cosa fare in quel momento tragicomico, ma poichè il Presidente si alzò in piedi prontamente, gli chiesero con parole di rito - “ Tutto ok?” - e la risposta fu - “Sì, ma per oggi basta!”
Ma il brutto doveva ancora arrivare. Una volta smontati i pannelli, l’intelaiatura metallica, più annessi e connessi, non c’era il posto per rimontarla. Tutto rimase depositato in un fondo all’aperto e nel giardino di casa, per diversi mesi, sfidando le intemperie che ben presto avrebbero gonfiato i pannelli di resina e legno.
Ma un giorno Serena andò a trovare una collega che abitava sopra una palestra dove, almeno quindici anni prima, si allenava la squadra di basket della massima serie. La domanda nacque spontanea: “ La palestra qui sotto è ancora aperta?” L’amica, delusa, rispose che era già chiusa da diversi anni e che per lei era quasi una tragedia visto che ci andava quasi in pantofole a frequentare i corsi di ginnastica.
Macchè tragedia… Serena comunicò al “Presidente senza palestra” la bella notizia: “C’’è una specie di palazzetto vuoto qua vicino !!!”
Di lì a poco Eric ebbe in mano le chiavi della palestra pensando già al nuovo nome: “Il Palarock” e finalmente si potè riavviare tutta l’attività ferma da mesi.

Nel gennaio 2001, con la presenza e la benedizione delle autorità politiche e del CONI cittadino, partì ufficialmente l’avventura del PALAROCK: una palestra tutta dedicata all’arrampicata, senza la necessità di dover issare materassi e pannelli a fine serata per le scolaresche del giorno dopo che dovevano giocare a pallavolo. Finalmente era a disposizione un grande ambiente dove dar spazio alla creatività: pannelli d’allenamento, una “capanna”, vie lavorate simili alla roccia, vie su placca appoggiata, vie poco strapiombanti e vie MOLTO strapiombanti: insomma, tante possibilità di interpretare il gesto dell’arrampicare nelle situazioni più diverse.